“Io ai Glasgow Rangers non ci volevo mica andare. Poi però ne parlo con mio padre e mi fa:
‘Scusa, ma quanto ti pagano?’
E io: ‘2 miliardi di lire per quattro stagioni, papà, ma non ci vado’.
Lui si alza dalla sedia, mi mette una mano sulla spalla, la stringe e mi dice:
‘Io 500 milioni non li guadagno neanche in una vita.
Tu ci vai, ti ci mando io a calci nel sedere’.”
La chiamata da Glasgow
Inizia così l’avventura scozzese di Gennaro (per tutti Rino) Gattuso. Centrocampista che non ha bisogno di presentazione alcuna: un vero e proprio mastino della mediana, che morde le caviglie e fa ammattire gli avversari, il soprannome “Ringhio” si può spiegare così. La chiamata arrivò dalla Scozia, precisamente da Glasgow, quando Gattuso giiocava a Perugia. I Gaucci rifiutarono ogni proposta dei Rangers rispedendo al mittente qualsiasi offerta. Il club scozzese decise di trattare direttamente con il giocatore, come si fa in questi casi, strappando il sì del giocatore.

Arrivederci Italia
Era il 1997 quando Rino dice arrivederci all’Italia (che rivedrà molto presto) e sbarca nella uggiosa Glasgow, dove non splende mai il sole e fa freddo anche d’estate. Nel 1997 oltre a Gattuso, i Rangers si assicurarono anche Lorenzo Amoruso dalla Fiorentina(che poi diverrà capitano del club), Sergio Porrini dalla Juventus, il bomber Marco Negri e Gigi Riccio, entrambi dal Perugia. La grande colonia italiana ai Rangers rese l’esperienza di Rino meno solitaria, anche perché l’ex centrocampista del Perugia trovò nell’eclettico Paul Gascoigne un fratellone maggiore. Gazza aiutò Gattuso con l’inglese (l’accento scozzese è abbastanza incomprensibile) e ne esaltò le qualità in campo.
Il rude calcio
Rino Gattuso calzava a pennello con il centrocampo dei Rangers e non tardó a mettersi subito a proprio agio, se gli arbitri inglesi fischiano poco immaginate gli scozzesi. Il rude calcio della Scottish Premiership che prediligeva la quantità alla qualità favorì la consacrazione di Braveheart, nomignolo con il quale fu ribattezzato il centrocampista italiano. Dopo il triplice fischio e la fine dei 90 minuti iniziava un’altra vita, quella fuori dal campo. Lontano dal sole della Calabria Rino cercó di ritagliarsi il “suo posto al sole” iniziando a frequentare un ristorante italiano, La Rotonda. I due proprietari, Mario e Pina lo trattavano come un figlio e Rino si sentì da subito a casa. Tra una partita e l’altra, i cori dei tifosi e i titoli dei giornali, Rino iniziò a frequentare la figlia di Mario e Pina, ossia Monica che diventerà la sua compagna di vita.
