“Mi ricordo che nell’anno dell’Interregionale con il Cuoiopelli affrontammo il Livorno. E ricordo che mio padre, tifosissimo del Livorno, prima della partita mi diceva “No, tiferò per te. Un ce n’è Livorno stavolta.”. Poi arriva la partita e il Livorno segna al 91esimo.
Mi giro verso la tribuna e vedo mio padre, accalorato, che fa il gesto dell’ombrello ai tifosi della Cuoiopelli che sbalorditi dicevano “Ma come? Il figlio gioca con noi..”.
Da un tifoso così “pazzo” poteva solo nascerne uno ancora più folle.
Uno capace di rinunciare al “miliardo” pur di giocare nella squadra del proprio cuore…
“Ci sono giocatori che si fanno la Ferrari, lo yacht. Ecco io con questi soldi mi ci sono comprato la maglia del Livorno.”

Una maglia da amare, quasi fisicamente.
“Prima di Piacenza-Livorno, noi dall’albergo, che era vicino all’autostrada, vedevamo una coda interminabile di auto, pullman, furgoni. Fu una processione.
Io ogni volta che vedo l’esodo dei livornesi mi sento morire perché le più grandi delusioni del Livorno sono state sempre quando c’erano tanti tifosi al seguito.
Se il Livorno non fosse andato in Serie A quell’anno probabilmente non ci sarebbe più andato. Infatti avvertivamo una grande tensione. Poi dopo il 2-0 si è levato l’urlo “Serie A, Serie A!” e io ricordo che giocavo e piangevo.
E quando ho segnato il terzo gol, ho festeggiato mettendo a terra la maglia, montandoci sopra e “facendoci l’amore” per quanto l’amavo“.
Cristiano Lucarelli e l’amore incondizionato per Livorno e per il Livorno
