Javier Zanetti - Ph Facebook
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“Ho giocato su campi gelati, campi senza erba, ruvidi o sabbiosi”

L’area di Disneylandia era una specie di discarica, serviva un campo da calcio per noi bambini e così papà Rodolfo e i papà dei miei compagni di scuola si mettono al lavoro. Allora mica chiamavi uno sponsor o telefonavi all’assessore allo Sport. Tolgono le erbacce, levano a mani nude le pietre e i mattoni dimenticati, spianano la terra battuta trasformandola in qualcosa che somigli a un campo.
Mi è capitato da professionista di giocare su terreni impossibili come a Brasov, in Transilvania: zolle aperte come tombini, fondo durissimo, campo da coltivazione di patate.
Oppure in Russia, semifinale di Coppa Uefa, al posto dell’erba una pista di pattinaggio sul ghiaccio: lì Ronaldo riuscì a schettinare, scartando quattro difensori a meno 12 gradi e segnando.
Ho giocato su campi gelati, campi senza erba, ruvidi o sabbiosi, dove non stai in piedi, il pallone rimbalza a caso o non rimbalza proprio. I compagni si lamentano “Dove ci hanno portato a giocare?”… Ma a me quegli stadi umili fanno tenerezza, mi sembra di tornare a Dock Sud: non mi faccio troppo male cadendo, né i rimbalzi assassini mi impressionano, ci sono abituato, sono Zanetti di Disneylandia quanto Zanetti di San Siro…

Javier Zanetti - Ph Facebook
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Così Javier Zanetti ha narrato gli inizi di una lunghissima carriera con un pallone tra i piedi, al fianco di suo papà che è venuto a mancare qualche mese fa. L’eterno capitano dell’Inter ha arato il campo di San Siro dal 1995 al 2014. Bandiera, uomo simbolo, leader, l’eterno campione sarà per sempre nei cuori di tutti i tifosi interisti.