Romário de Souza Faria, per tutti semplicemente Romário. Attaccante brasiliano della vecchia scuole, eclettico, innamorato della palla e personaggio dentro e fuori dal campo. C’è chi lo ricorda a USA 94, o chi lo ricorda con la maglia del Flamengo, o ancora del Vasco da Gama, dove inizia a essere un professionista.
Poliglotta
In Europa Romário ha sempre prediletto la Spagna. Barcellone e Valencia le due esperienze nel nostro continente, ma non dimentichiamoci dei cinque anni meravigliosi al PSV, in Olanda il brasiliano giocò dal 1988 al 1993, giusto un anno prima del Mondiale che lo avrebbe consacrato con la Coppa del Mondo a Pasadina. Sul finale di carriera il bomber di Rio de Janeiro decise di emigrare lontano, tra Miami e Adelaide trovo il tempo per giocare anche nell’America-RJ, squadra di Rio de Janeiro dove come in un film chiude una carriera lunghissima.

Quella vecchia partita contro il Palmeiras
Per narrarne fatti e misfatti ci vorrebbe un libro, ma per riassumere Romário in poche righe basta riprendere delle sue dichiarazioni itineranti su una vecchia partita giocata in Brasile contro il Palmeiras: “Ora che ho iniziato a uscire di notte, i gol arriveranno presto. È sempre stato così. Da quando ho 18 anni gioco a calcio e la notte è sempre stata mia amica. Il giorno in cui il presidente è venuto in Brasile per ingaggiarmi, gliel’ho detto, che adoro la notte. Quando non esco, non segnalo gol.
Il giorno in cui abbiamo giocato contro Palmeiras, prima della partita, sono uscito di notte, sono rientrato alle 7 del mattino a casa e ho segnato 3 gol”.
