Era il 2008 e il West Ham United giocava ancora nel romantico impianto di Upton Park. Tra le case vittoriane di Londra Est e il mercato di Green Street David Di Michele arriva all’ombra del Boleyn Ground. L’attaccante italiano lascia il Torino e la Serie A per sbarcare in Inghilterra. David nei giorni scorsi ha raccontato a TuttoMercatoWeb.com la sua esperienza londinese.
C’era la Roma di Spalletti, ma poi…
“È stata molto rocambolesca come cosa, in quell’anno ero a Torino e dovevo andare alla Roma allenata da Spalletti. Avevamo fatto tutti i passi necessari per il trasferimento con le società, c’erano tutti gli accordi. Non ero nelle grazie di allenatore e società granata, quindi potevo sicuramente liberarmi, ma all’ultimo Cairo non ha voluto mandarmi a Roma. Ho perso quel treno, ma a quel punto non potevo più restare a Torino perché avrei perso sei mesi fuori rosa. Ad un certo punto a pochi minuti dalla chiusura del calciomercato a mezzanotte, il mio procuratore mi chiama dicendomi ‘David, c’è il West Ham’. Senza pensarci ho detto ‘Ok, andiamo’, del resto volevo andare a giocare e la Premier mi aveva sempre entusiasmato”.

West Ham United
“Quell’anno nel Manchester United, giusto per dire il livello degli avversari, c’era gente come Cristiano Ronaldo, come Scholes o Giggs. Insomma, fior fior di giocatori. Quando sono arrivato al West Ham cacciarono subito l’allenatore, ma per me è stata una fortuna. Sulla panchina infatti arriva subito Gianfranco Zola. Come direttore sportivo c’era Gianluca Nani, ora a Udine, in squadra Behrami che aveva giocato in Serie A, c’era anche un fisioterapista che conoscevo dal Palermo. Un ambiente perfetto per me: Zola non mi ha solo aiutato, mi ha proprio indirizzato in tutto e per tutto nel calcio inglese. Per questo io l’ho sempre ringraziato per ciò che ha fatto per me, cercando di ripagarlo sul campo. Ho giocato tanto, mi sono divertito, ho avuto grandi compagni come Scott Parker, Mark Noble, Kieron Dyer, Lee Boyer, Carlton Cole, Rob Green, Matthew Upson, per citarne qualcuno. Tutta gente che giocava in Nazionale, andavano tutti a mille, l’allenamento per loro era una partita vera e propria“.
Forza e mentalità
“Il divario oggi è molto molto più ampio, loro sono cresciuti tantissimo, noi invece di crescere stiamo regredendo. Oggi hanno forza, velocità, qualità, tecnica. Anche a livello tattico sono migliorati tantissimo, grazie ad allenatori italiani e internazionali. Il campionato assoluto più bello, il divario con le altre leghe è notevole. Poi magari in campo internazionale non riescono a farlo vedere del tutto, però nei campionati sono devastanti a livello di forza e mentalità“.
