Rene Higuita - Ph Goal.com
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René Higuita racconta Pablo Escobar

René Higuita è stato uno dei portieri più eclettici del calcio mondiale, il portiere colombiano famoso soprattutto per la sua parata dello scorpione ha fatto spesso parlare di lui anche fuori dal campo per il suo rapporto con Pablo Escobar.

In un’intervista rilasciata ai media colombiani Higuita aveva narrato alcuni aneddoti di Escobar aprlando anche del suo personale rapporto: “Visiterei Pablo Escobar in carcere oggi, domani e sempre. Ero poco amico di Escobar, ma con quel ‘poco amico’, tutti vorrebbero avermi come amico. Infatti, l’unico che mi è rimasto amico è don Roberto Escobar, il fratello, ma proprio come segno di gratitudine.
Pablo Escobar era conosciuto, è arrivato fino al Congresso e poi, quando è uscito da lì, è passato alla clandestinità ed è finito in prigione. E a quel punto nessuno lo conosceva più. Non era più un politico, era solo un n4rcotrafficante e nessuno voleva avere a che fare con lui. Allora io, che in quel momento ero una figura di spicco in Colombia, mi sono chiesto: ‘Ma a un’amicizia si può ripagare in questo modo?’ Così mi sono lasciato guidare dalla parte più umana e ho pensato a come la prigione ti lasci solo
“.

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Nel 1993, Higuita finì sotto le luci dei riflettori e arrestato con l’accusa di essere stato uno dei mediatori nella liberazione della figlia di un socio di Pablo Escobar: “Lì hanno iniziato a dirmi: ‘Lei ci consegna Pablo Escobar e non ha commesso alcun reato. Lei è una persona conosciuta, amata, e quello che ha fatto le costerebbe sette anni’. L’unica cosa che ho detto loro è stata: ‘Io sono uno che non ha problemi, che non sa nulla e, anche sapendo, non ve lo direi’. Era la disperazione per trovare Pablo, perché avevano fatto una quantità di cose e niente. Allora si supponeva che fossi molto amico di Escobar, e questo è rimasto nella mente della maggior parte dei colombiani. Mi portarono a Bogotá: due elicotteri, ammanettato, io con una gamba ingessata, il peggior delinquente, e i titoli dei giornali dicevano che ero il catturatore. Arrivammo lì, una carovana, auto nere, un dispositivo e un montaggio incredibile. Rimasi due giorni alla Procura e da lì mi mandarono a La Modelo, in prigione“.