“Sono stato cercato da tanti top club: Real Madrid, Juventus, ma l’unico club ad avermi mandato in crisi è stato il Liverpool. Era la stagione successiva a quella in cui segnai 29 gol.
La Juventus mi voleva, ma l’anno prima avevo appena firmato altri 5 anni con l’Udinese. C’era Montella che allenava la Fiorentina e mi chiamava ogni giorno: “Vieni a Firenze”.
Io dissi al presidente: se devo andare via, vado lì, almeno sono vicino a casa. Poi un giorno, a fine allenamento, mi ritrovai cento chiamate dal mio procuratore.
“Sto andando a Torino per la Juventus, il presidente ha dato l’ok”.
Io risposi: “Eh no, non te lo do io l’ok, fammi capire cosa fare”.

Avevo un rapporto fantastico con Udine e con il presidente Pozzo.
Gli dissi: “Io non voglio andare, ma se mi mandate via, vado”.
E lui: “No, allora finiamola qui”.
Solo il Liverpool mi fece riflettere per un mese.
Sono anche andato a vedere lo stadio, l’ambiente… mi piaceva tutto lì.
So di essere stato una delle ultime bandiere.
Oggi non ci sono più calciatori così: dopo due giorni, via, perché comandano i procuratori.
Io sono felice di stare con gente come Totti, Maldini, Del Piero.
Persone che dicono una cosa ed è quella lì.
Quando ho deciso di smettere, avevo dieci club di Serie A che mi chiamavano ogni giorno.
Ma io ho mantenuto la parola: avevo promesso all’Udinese che avrei chiuso lì”.
Antonio Di Natale a Prime Video raccontò la tentazione più grande della sua carriera.

