Gigi Riva - Ph facebook
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“Mi chiamavano Rombo di Tuono”

Da quel 22 gennaio 2024 quando Gigi Riva si spense nella sua Cagliari, il calcio non è più come prima. Giocatore senza tempo, dove la filosofia del calcio si incastra con la magia di un calcio che già all’epoca sembra moderno e alternativo. Giocatore sublime e appassionato, che con quegli scarpini neri come la pece accarezzava la palla addomesticandola come pochi hanno fatto nella storia di questo sport.

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Leggendo tra le righe della sua autobiografia “Mi chiamavano Rombo di Tuono” si carpiscono pezze di vita e stralci di partite. Gigi è come averlo di fronte mentre si legge il libro che incarna il personaggio e la persona. “ Ho sempre vissuto e ancora vivo di pudori, magari anche eccessivi. E non mi piace mica tanto raccontare i miei gol. Mi mette in imbarazzo. E invece no, faccio un’eccezione, ma questo gol lo devo proprio raccontare. Siamo a Vicenza, 18 gennaio ’70. Cross di Gori dalla linea di fondo, sulla sinistra, sponda in mezzo di Domenghini, la palla mi scavalca ma riesco a prenderla, ad arpionarla lassù in rovesciata, e faccio gol. Mentre arrivano i compagni a festeggiare, e io sono ancora per terra, mi sento dire da dietro : “Ma brutta bestia”. E comincio a ridere, perché la voce era quella di Pianta, portiere del Lanerossi, che era stato con me a Cagliari per quattro anni, e alla fine di ogni allenamento io bombardavo da lontano, in quello che con il passare del tempo era diventato un rito irrinunciabile. Che innanzitutto mi divertiva, ma serviva anche a tener caldo il piede per le punizioni che avrei battuto la domenica”.
Gigi Riva