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Sarebbe un dramma non vincere? “Si, sarebbe drammatico”.

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Gervais Lombe Yao Kouassi, per tutti semplicemente Gervinho. In molti lo ricordano con la maglia dell’Arsenal, in Italia ha giocato con le maglie di Roma e Parma. Ai microfoni di RMC Sport, a poche ore dalla semifinale contro la Repubblica Democratica del Congo, lo stesso Gervinho parla così alla vigilia di un match che potrebbe spingere gli ivoriani in finale di Coppa d’Africa: “Siamo imprevedibili. Qualunque sia lo scenario, voglio che la Costa d’Avorio vinca perché siamo a un passo dalla finale. Abbiamo vissuto bene la competizione, anche se con molto stress: ci siamo qualificati ogni volta negli ultimi minuti ed è stressante lo scenario che ci porta a essere eliminati a due minuti dalla fine e poi a tornare in vita. Dona gioia ed eccitazione“.

Quanto vale la Costa d’Avorio?
I tifosi erano abituati ad ammirare una squadra che giocava a calcio. Si sono abituati a bere del buon champagne, ora vedono che c’è meno qualità ma riusciamo comunque ad andare avanti. La cosa più importante è andare avanti così: c’è una nuova generazione, la gente deve abituarsi. Ha qualità ma non ha ancora messo in mostra le sue capacità o il suo talento. Dopo questa Coppa avremo tempo per trovare gli ingredienti giusti per restituire il bel calcio agli ivoriani“.

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Sarebbe un dramma non vincere?
Abbiamo messo tutto in atto per garantire che questa Coppa rimanga qui. Non vogliamo che il Sudafrica o la Nigeria vincano. Sì, sarebbe drammatico”.

C’è un giocatore che ritieni sia simile a te?
Il mio fratello minore, Simon Adingra. Amo il bel calcio, sono un giocatore a cui piace rischiare, provocare. Non è solo veloce, è un giocatore che varia molto. C’è anche Franck Kessie, ma Simon gioca nel mio stesso ruolo e posso dire di più sulle qualità“.

Che ricordo hai della tua vittoria della CAN nel 2015?
È uno dei ricordi più belli della mia carriera. Vincere un trofeo per il tuo Paese è fantastico, te ne accorgi quando torni a casa. Abbiamo preso slancio fino alla finale, avevamo un buon gruppo, un buon allenatore (Hervé Renard, ndr) che conosceva ogni giocatore e sapeva quale sistema mettere in atto a seconda del nostro avversario. Abbiamo avuto qualche difficoltà ma abbiamo ritrovato la speranza. Gli ivoriani non riponevano molte speranze in noi perché venivamo da un Mondiale deludente in Brasile, se n’erano andati senatori come Didier Drogba. C’erano meno attese e questo ci ha liberati“.

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