Nel Mondiale brasiliano del 2014, un’immagine iconica è il “presunto” fallo del difensore messicano Rafa Marquez su Arjen Robben. Agli Ottavi di Finale della competizione la squadra di Louis van Gaal si trovò di fronte al Messico, avversario tutt’altro che semplice da affrontare.
Olanda – Messico
Dopo il vantaggio di Dos Santos, gli olandesi trovarono il pareggio con Sneijder che sugli sviluppi di un tiro dalla bandierina fu il più lesto di tutti beffano Ochoa con un tiro nell’angolino. Tra polemiche, falli e simulazioni, al minuto 94 Robben si lasciò andare dopo un contatto molto lieve con Marquez, ma l’arbitro indicò il dischetto. dagli undici metri Huntelaar trasformò il penalty spedendo l’Olanda al turno successivo contro Costarica.

Il rigore delle polemiche
Gli strascichi polemici della gara smossero anche la FIFA che attraverso la portavoce Delia Fischer comunico: “Sollecitiamo tutti i calciatori e le federazioni a mantenere sempre il fair play. Ma in questo caso non si tratta di un’infrazione grave“. Parole che ovviamente non furono gradite dalla Federazione messicana, sul tema intervenne anche Robben. L’olandese dichiarò: “Mi dispiace molto, io ho dato un’intervista e sono stato molto onesto e questo modo di essere a volte provoca polemiche e perfino punizioni. Ma io preferisco essere sincero. Ieri in zona mista ho detto che nel primo tempo l’arbitro ci aveva dato una punizione quando io ero caduto a terra senza che ci fosse stato fallo, perché il mio avversario aveva tolto il piede. È stato un gesto stupido da parte mia ma ciò non ha nulla a che vedere con l’azione del rigore. Il penalty era chiarissimo, e su questo non ci sono discussioni“. Robben, al centro della polemica, dal ritiro dell’Olanda all’epoca ammise che nel primo tempo aveva simulato nel corso di un’azione, ma sul rigore concesso nel recupero rimane fermo sulla sua posizione, anche ad anni di distanza.
“Era rigore. Ho seguito tutta la polemica, ma fa parte del gioco. Era un turno importante e ognuno ha la sua opinione. È anche il bello del calcio, tutti possono dire la loro. Siamo abituati“.
